Pink Floyd – The Endless River

Il mio animo è molto tribolato nei confronti di questo disco.

È davvero difficile dare un giudizio concentrato solo sull’ultimo lavoro quando si parla di gruppi storici come i Pink Floyd. Dal punto di vista qualitativo è sempre ineccepibile, e non mi dilungherò a riguardo, per quello basta semplicemente ascoltarlo e venire catapultati da capo nelle atmosfere di The Divison Bell, e il problema è proprio quello.

C’era davvero bisogno di questo “The Divison Bell pt.2″? Il brand Pink Floyd non poteva semplicemente chiudersi perfettamente con High Hopes? Che senso ha avuto ricacciare queste registrazioni vecchie e metterle insieme in un disco?

La verità è che per quanto bello possa essere, The Endless River è un disco estremamente noioso, perché davvero si poteva fare a meno di pubblicarlo come album ufficiale.

Capisco il ricordo affettivo nei confronti del defunto tastierista Rick Wright, ma queste 21 tracce sono palesemente attaccate di forza, piene di autorichiami che fanno sembrare il disco come un settantenne che ama ricordare quant’era bello e forte in gioventù, magari un esplicito riferimento allo status mentale dei due superstiti della band.

The Endless River avrebbe avuto senso qualche mese, un anno dopo The Division Bell, ma anche in concomitanza con la morte di Richard Wright, ma nel novembre del 2014 anche no.

Thanks but no thanks, Pink Floyd

Antonio Tarricone