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Recensione Mardi Gras – Playground

Mardi Gras. Martedì Grasso. Un nome che richiama una vastità di immagini, un carnevale di musica, dove c’è posto per tutto e tutto trova posto… riflessione, piacere e, ovvio, puro divertimento.

La voce di Claudia Loddo ci accoglie con una delicata ballad per darci il benvenuto  nel mondo musicale dei Mardi Gras.

Un mondo che cambia forma  continuamente. Non si ha il tempo neanche di provare a incasellare un brano in questo o quello stile, che subito il brano successivo si presenta in una veste completamente nuova. Varietà, stile, passione. Il sogno di ogni ascoltatore.

I Mardi Gras sono romani, ma nel loro lavoro non si sente nulla di “italiano”. Le tracce richiamano i grandi spazi d’America, l’America del blues e del rock, l’Inghilterra beatlesiana e la verde Irlanda del folk.  Un respiro internazionale senza nessuna deriva esterofila. La musica, come dice il titolo, è il loro campo da gioco, e i Mardi Gras non solo sanno giocare maledettamente bene, ma fissano nuove regole che saranno difficili da seguire per qualunque altro musicista.

I Mardi Gras sono una realtà solida, granitica addirittura, e non è necessario leggere il loro ricco curriculum per capirlo.

Basta ascoltare la loro ottima musica

Alessandro Vannozzi

http://www.mardigrasmusic.it
https://www.facebook.com/mardigrasband

https://play.spotify.com/album/2ZYtY0XikLaOvu2EQzP5yx

Recensione Artefici – L’ipocrisia del babbano

Ricalcando il titolo che richiama l’mmaginario “potteriano”, questo lavoro degli ARTEFICI riesce a cogliere lampi di autentica magia.

Le varie traccie mettono in scena la poetica del gruppo romano, passando da atmosfere power-rock a slanci melodici, senza nulla togliere al pathos dell’ascoltatore.

I testi, tutti in italiano, necessitano di più di un ascolto per coglierne tutte le sfumature.

La complessità delle liriche rende a volte spiazzante la metrica della linea vocale, ma grazie alla bravura dei musicisti, sezione ritmica in primis, tutto scorre liscio.

I numerosi cambi di passo lasciano intravedere influenze prog-rock, rivisitate in maniera assolutamente originale. I brani si presentano in un perfetto equilibrio di musicalità e complessità, privi di tutti quei preziosismi che ne renderebbero faticoso l’ascolto.

Tra le 10 tracce spicca la suite OBE, divisa in due parti, per un totale di circa 10 minuti di musica accattivante e riflessiva, e la open track, MAINSTREAM LO-FI, che mette subito in chiaro che gli ARTEFICI hanno idee chiare e mezzi per esprimerle al meglio.

Ultima chicca, la finale, SEPOLTURA, dove la teatralità del cantante la fa da padrone.

Musica precisa e coinvolgente, testi che fotografano le contraddizioni di questa era di social-solitudine: questi ragazzi sono stati “artefici” di un lavoro che sentiremo suonare a lungo.

Alessandro Vannozzi

https://www.facebook.com/Artefici
https://open.spotify.com/album/2aDBM55UbfdQn77srJjXXJ