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Recensione Super Dog Party – Blues Screen of Death

Attivi ormai da ben cinque anni, i Super Dog Party sono senza ombra di dubbio una delle rock band romane più valide e sorprendenti tra tutte quelle in circolazione, considerando non solo la grande carica che le loro canzoni riescono a trasmettere, ma anche l’intensità impressionante che caratterizza i loro concerti; nonostante una discografia ancora esigua, questo eclettico power trio di stampo punk blues può vantare un curriculum piuttosto importante per ciò che concerne l’attività live: perennemente on stage anche senza avere sempre dei dischi nuovi da presentare, i Super Dog Party hanno già messo in archivio una lunga serie di date dove non è mai venuta meno la loro impagabile verve, e dove di certo gli spettatori presenti non si sono mai annoiati.

La band, che vede Alessandro Peana alla voce e alle chitarre, Valerio Scialanca al basso e Massimiliano Di Santo alla batteria, ha da poco pubblicato un pregevole mini disco d’inediti arrivato a tre anni e mezzo di distanza dal precedente The Big Show, album di debutto del progetto e rilasciato nell’autunno del 2011. Il disco, stampato esclusivamente in vinile, s’intitola Blues Screen Of Death e si compone di quattro tracce ben prodotte e decisamente accattivanti.

A livello stilistico e sonoro si riscontrano sempre quegli elementi che i Super Dog Party hanno scelto di mescolare e di elaborare sin dalle origini: riff di chitarra a ripetizione, linee di basso incalzanti, ritmi serrati, grande velocità, distorsioni abbondanti, echi garage ibridati con il blues, testi diretti e un cantato magari poco stiloso eppure efficace.

Andiamo dunque a vederle un po’ più nel dettaglio queste canzoni: la prima, che s’intitola “The Dark Passanger“, non è che un formidabile concentrato di rock ‘n’ roll reso però moderno da evidenti influenze (pop) punk. Il brano dimostra già dalle primissime battute di essere tanto travolgente quanto sapientemente impostato. Portentosi gli stoppati di chitarra, micidiale il tiro del brano: pezzo più adatto per aprire il disco proprio non c’era.

Dopo “The Dark Passanger” è la volta di “Blues Screen Of Death“, la canzone che dà il titolo alla mini raccolta e che chiude il lato A del vinile. Anche qui ci troviamo di fronte ad un pezzo estremamente ritmato e pieno di groove, dove le chitarre svolgono un lavoro impeccabile, seguite inoltre con grande sensibilità dalla sezione ritmica.

Con “Subject Dog Blues“, il terzo brano in scaletta, si assiste invece ad un passaggio netto verso un blues rock molto classico e robusto. In questo caso il mood generale fa pensare soprattutto ai mitici ZZ Top, e ciò è sempre merito del tocco chitarristico di Peana, la cui voce si fonde benissimo con il sound caldo, sanguigno e graffiante sviluppato per l’occasione assieme agli altri due elementi del progetto. Ultimo brano in scaletta è invece “The One Who Knocks“. Dopo un inizio piuttosto tranquillo, caratterizzato da un arpeggio di chitarra acustica in stile Il Pan Del Diavolo unito a lievi sfumature di stampo psichedelico, la canzone acquista gradualmente ritmo e intensità fino a tramutarsi in un pezzo alquanto potente.

 

Davvero un peccato che un disco come Blues Screen Of Death si chiuda dopo appena una quindicina di minuti. La speranza è che a breve la band si ripresenti con un album più ricco di canzoni perché la musica dei Super Dog Party è sempre di altissima qualità, oltreché imprevedibile e ricolma di particolari sfaccettature. Nel frattempo chi può si goda la bellezza di questo progetto discografico eccellente perché frutto di tanto lavoro in fase produzione e di una grande versatilità sonora.

Alessandro Basile
http://www.musicoff.com/articolo/super-dog-party-blues-screen-death

Super Dog Party – “Blues Screen of Death” in streaming
http://www.superdogparty.com/audio/bluesscreenofdeath/

 

Recensione Mardi Gras – Playground

Mardi Gras. Martedì Grasso. Un nome che richiama una vastità di immagini, un carnevale di musica, dove c’è posto per tutto e tutto trova posto… riflessione, piacere e, ovvio, puro divertimento.

La voce di Claudia Loddo ci accoglie con una delicata ballad per darci il benvenuto  nel mondo musicale dei Mardi Gras.

Un mondo che cambia forma  continuamente. Non si ha il tempo neanche di provare a incasellare un brano in questo o quello stile, che subito il brano successivo si presenta in una veste completamente nuova. Varietà, stile, passione. Il sogno di ogni ascoltatore.

I Mardi Gras sono romani, ma nel loro lavoro non si sente nulla di “italiano”. Le tracce richiamano i grandi spazi d’America, l’America del blues e del rock, l’Inghilterra beatlesiana e la verde Irlanda del folk.  Un respiro internazionale senza nessuna deriva esterofila. La musica, come dice il titolo, è il loro campo da gioco, e i Mardi Gras non solo sanno giocare maledettamente bene, ma fissano nuove regole che saranno difficili da seguire per qualunque altro musicista.

I Mardi Gras sono una realtà solida, granitica addirittura, e non è necessario leggere il loro ricco curriculum per capirlo.

Basta ascoltare la loro ottima musica

Alessandro Vannozzi

http://www.mardigrasmusic.it
https://www.facebook.com/mardigrasband

https://play.spotify.com/album/2ZYtY0XikLaOvu2EQzP5yx

Recensione Artefici – L’ipocrisia del babbano

Ricalcando il titolo che richiama l’mmaginario “potteriano”, questo lavoro degli ARTEFICI riesce a cogliere lampi di autentica magia.

Le varie traccie mettono in scena la poetica del gruppo romano, passando da atmosfere power-rock a slanci melodici, senza nulla togliere al pathos dell’ascoltatore.

I testi, tutti in italiano, necessitano di più di un ascolto per coglierne tutte le sfumature.

La complessità delle liriche rende a volte spiazzante la metrica della linea vocale, ma grazie alla bravura dei musicisti, sezione ritmica in primis, tutto scorre liscio.

I numerosi cambi di passo lasciano intravedere influenze prog-rock, rivisitate in maniera assolutamente originale. I brani si presentano in un perfetto equilibrio di musicalità e complessità, privi di tutti quei preziosismi che ne renderebbero faticoso l’ascolto.

Tra le 10 tracce spicca la suite OBE, divisa in due parti, per un totale di circa 10 minuti di musica accattivante e riflessiva, e la open track, MAINSTREAM LO-FI, che mette subito in chiaro che gli ARTEFICI hanno idee chiare e mezzi per esprimerle al meglio.

Ultima chicca, la finale, SEPOLTURA, dove la teatralità del cantante la fa da padrone.

Musica precisa e coinvolgente, testi che fotografano le contraddizioni di questa era di social-solitudine: questi ragazzi sono stati “artefici” di un lavoro che sentiremo suonare a lungo.

Alessandro Vannozzi

https://www.facebook.com/Artefici
https://open.spotify.com/album/2aDBM55UbfdQn77srJjXXJ

Recensione Dead Inside e Psycho – Muse

Dead Inside è il nuovo singolo dei Muse, pubblicato ormai da qualche giorno sul canale YouTube ufficiale del gruppo.
Ascoltato a tutto volume il nuovo brano tiene il confronto con altri singoli dei dischi precedenti e, insieme a “Psycho” fa ben sperare per il lancio del nuovo album, “Drones” in arrivo a Giugno.

I fan ameranno sicuramente entrambi i brani che mantengono il classico sound della band e riconosceranno in essi tratti dei dischi precedenti. Per il momento i due brani confermano l’energia e tutto ciò che è già stato ampiamente sentito e apprezzato nello stile del gruppo.

Il disco è già in preordine su amazon, in una versione solo CD audio, o anche su vinile a due prezzi abbastanza simili.

Ricordiamo che vedremo il gruppo impegnato nel loro tour con una data romana al Rock in Roma 2015